In persone giovani la scelta terapeutica migliore per il dito a scatto è senz’altro l’intervento chirurgico, indipendentemente dal fatto che la stessa mano sia stata già operata per sindrome del tunnel carpale. Del resto è un intervento di pochissimi minuti in anestesia locale con recupero pieno della funzionalità della mano in circa dieci giorni. Solo in alcuni casi selezionati è indicata la terapia conservativa con i filtrazioni di cortisone ma quasi sempre i disturbi si ripresentano a distanza di qualche mese.
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L’indicazione ad asportare una cisti al piede può essere di ordine funzionale (se da fastidio) o estetica. Negli altri casi non è assolutamente necessario toglierla. Sulle modalità di asportazione, nella quasi totalità dei casi è sufficiente una anestesia locale. L’intervento è ambulatoriale e di breve durata (20’ circa).
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No. Per fare diagnosi di sindrome del tunnel carpale non è indispensabile eseguire un’elettromiografia ma è sufficiente un esame obbiettivo accurato della mano e un semplice colloquio col paziente. Tuttavia in alcuni casi con sintomatologia sfumata o in presenza di altre patologie (malattia di De Quervain, rizoartosi) può essere difficile riconoscere e/o quantificare la gravità della sindrome del tunnel carpale. In questi casi l’elettromiografia, un semplice eseme elettrofisiologico eseguibile ormai pressoché ovunque, consente di fare diagnosi e di quantificare bene la gravità della sindrome e quindi di stabilire il momento opportuno per intervenire. E’ molto importante eseguire in ogni caso l’esame ad entrambe le mani poiché spesso il disturbo è bilaterale, anche se magari inizialmente asintomatico.
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Le possiblità sono due. La prima è che l’intervento di apertura del canale carpale e di pulizia del nervo mediano dalle sue aderenze (in termini tecnici sindesmotomia e neurolisi) non sia stata eseguita correttamente. La seconda possibilità è che la compressione del nervo mediano e quindi la sofferenza ischemica dello stesso sia di vecchia data. In questi casi il nervo va incontro a processi degenerativi per cui non è più in grado di recuperare un’adeguata capacità di conduzione dell’impulso nervoso. Questa seconda eventualità ha un’incidenza dell’ 2-8% dei casi. Molto raramente l’intervento può essere addirittura peggiorativo nel caso in cui il nervo abbia accumulato danni tali per cui un recupero sia impossibile ma, anzi, si instaura un gonfiore post operatorio che aggrava ulteriormente i sintomi. Fortunatamente questa sfortunata eventualità ha un’incidenza inferiore all’1%.
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Le cisti sinoviali sono delle sacche di accumulo di liquido sinoviale che è normalmente presente all’interno delle articolazioni o nelle guaine che avvolgono i tendini. Per questo motivo le cisti sinoviali possono essere articolari o tendinee. Per distinguere le due forme è sufficiente eseguire un esame esterno della mano. L’asportazione chirurgica è la migliore possibilità di trattamento ma ha margini di successo diversi a seconda della natura della ciste. L’asportazione delle cisti tendinee, se eseguita con cura e senza provocare lacerazioni della capsula, ha un margine di successo prossimo al 100%. L’asportazione delle cisti articolari invece ha un tasso di recidiva del 15-20% poiché è tecnicamente impossibile rimuovere completamente la guaina sinoviale che origina da una articolazione sottostante. L’asportazione delle forme articolari è quindi sempre necessariamente parziale e pertanto a rischio di recidive.
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Il morbo di Dupuytren ha un decorso variabile ossia l’aggravarsi dei segni (cordoni rigidi sul palmo della mano) e dei sintomi (progressiva flessione delle dita interessate) procede con velocità diversa da paziente a paziente e spesso da mano a mano nello stesso paziente. In ogni caso l’andamento della malattia è cronico ossia si aggrava inesorabilmente e progressivamente. Non esistono al momento trattamenti conservativi medici veramente efficaci è l’unica possibilità di correzione è quella chirurgica. Per capire se è il momento o meno di intervenire è necessario stadiare la malattia il chè vuol dire assegnare a ogni singolo caso una sorta di “punteggio” di gravità. Per fare ciò è sufficiente fare un esame clinico accurato della mano malata. La stadiazione di Tubiana-Michon per il Morbo di Dupuytren va dal grado 0 al grado 4 in funzione della gravità della flessione delle dita. Una corretta indicazione di operabilità va dal grado 3 in poi. Per i casi più lievi, in linea di massima, è consigliabile aspettare.
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Un dito a scatto trascurato determina spesso dolori che si propagano anche oltre l’area di attrito e quindi fino al polso, all’avambraccio o anche più in alto. E’ necessario comunque escludere che ci sia un’atra patologia tendinea o nervosa associata. Con una certa frequenza infatti ad un dito a scatto può essere associata una sindrome del tunnel carpale ossia una compressione del nervo mediano al polso che si manifesta con disturbi sensitivi e dolore alla mano che si irradiano verso l’alto. Per escludere una patologia concomitante al dito a scatto è necessario eseguire un esame obbiettivo accurato della mano e/o un’elettromiografia.
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