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Buona consultazione!

Mi è stata fatta la ricostruzione del seno dopo una mastectomia. Da una recente risonanza magnetica risulta inequivocabile la rottura della protesi e pertanto dovrò sottopormi ad un intervento per la sostituzione dell’impianto. Mi chiedo se sia previsto un risarcimento del danno subìto da me e dal SSN.

La risposta è no. Più precisamente, sarebbe possibile in linea teorica chiedere un risarcimento ma per questo tipo di problema non conviene. Innanzitutto va detto, come già spiegato in questo post, che la risonanza magnetica (RMN) non è un esame preciso al 100% nell’identificare una rottura protesica e non sono rari degli errori diagnostici che possono dare qualche “sorpresa” in sala operatoria.

Vediamo bene quali sono le parti tirate in causa ed eventualmente danneggiate. L’intervento è stato eseguito in convenzione con il SSN nazionale quindi la paziente non ha pagato nulla e tutte le spese sono a carico della Azienda Ospedaliera che ha fornito il trattamento. E’ quindi il SSN che può in primo luogo richiedere un rimborso la qual cosa non viene fatta poiché le protesi impiantate hanno generalmente una garanzia a vita e l’impianto sostitutivo è fornito gratuitamente. La paziente dal canto suo non avendo speso niente potrebbe in linea teorica richiedere un risarcimento solo per i disagi patiti con un secondo intervento di sostituzione. Questa eventuale azione è di dubbio successo prima di tutto perché spesso è indimostrabile il motivo per cui un impianto è rotto e il produttore potrebbe sostenere che vi sia stato un traumatismo esterno che ha provocato la rottura. Le protesi rotte espiantate vengono sempre inviate al produttore per una analisi, la cui risposta è di solito “non è possibile escludere un difetto fabbricativo”. In questo modo il produttore accetta di fornire un impianto sostituivo in garanzia ma di fatto non esclude altre ipotesi di rottura indipendenti dal difetto di fabbrica, per tutelarsi. Oltre quindi alla prevedibile obiezione che farebbe il produttore ad una richiesta di risarcimento va detto che l’entità del risarcimento ottenibile è così bassa da rendere insensata una azione legale. Di fatto l’unico “danno” patito dalla paziente è una seconda convalescenza quindi, per essere molto sintetici, circa un mese di malattia che corrisponde ad un indennizzo piuttosto esiguo.

protesi rotta

protesi rotta

 

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