Archivio per agosto, 2009

E’ possibile eseguire una rinoplastica gratuitamente in ospedale?

La rinoplastica per definizione è un intervento di chirurgia estetica non mutuabile. Il discorso cambia se si tratta di una settoplastica o rinosettoplastica volta a correggere un problema respiratorio funzionale. In questo caso valgono le stesse considerazioni fatte per l’otoplastica ovvero è necessario documentare in modo inequivocabile la necessità di eseguire l’intervento. Nel caso in cui vi sia un esito di trauma o una malformazione congenita con deviazione di setto e/o piramide nasale tali da compromettere la dinamica dei flussi inspiratori ed espiratori e/o rendere il paziente suscettibile a frequenti episodi di rinosinusite, l’intervento può essere eseguito in ospedale gratuitamente. Per giustificare l’indicazione all’intervento normalemente serve eseguire alcuni accertamenti tra i quali, rx e tac del massiccio faciale, fibrorinoscopia, test di clearance mucociliare, prove di funzionalità tubarica, etc…

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E possibile eseguire un’otoplastica in ospedale, convenzionati col SSN?

La semplice otoplastica per correggere un inestetismo del padiglione auricolare è un intervento di chirurgia estetica non mutuabile e quindi a pagamento. L’unica eccezione può essere fatta per i pazienti in età pediatrica (sotto i 16 anni) affetti da gravi malformazioni estetiche che compromettono il corretto sviluppo psichico. In questi casi è necessario intraprendere un iter ospedaliero di valutazione medica e psicologica che giustifichi in modo esaustivo la necessità di eseguire la correzione. In questo caso l’intervento è gratuito.

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E’ necessario fare l’elettromiografia per la sindrome del tunnel carpale?

No. Per fare diagnosi di sindrome del tunnel carpale non è indispensabile eseguire un’elettromiografia ma è sufficiente un esame obbiettivo accurato della mano e un semplice colloquio col paziente. Tuttavia in alcuni casi con sintomatologia sfumata o in presenza di altre patologie (malattia di De Quervain, rizoartosi) può essere difficile riconoscere e/o quantificare la gravità della sindrome del tunnel carpale. In questi casi l’elettromiografia, un semplice eseme elettrofisiologico eseguibile ormai pressoché ovunque, consente di fare diagnosi e di quantificare bene la gravità della sindrome e quindi di stabilire il momento opportuno per intervenire. E’ molto importante eseguire in ogni caso l’esame ad entrambe le mani poiché spesso il disturbo è bilaterale, anche se magari inizialmente asintomatico.

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Quando è possibile eseguire una plastica cutanea dopo forte dimagrimento?

Una plastica cutanea per la riduzione di ampiezza (addominoplastica, torsoplastica, lifting di coscia, lifting di braccia, etc…) può essere presa in considerazione una volta che il dimagrimento si è definitivamente stabilizzato. Più precisamente il peso corporeo deve mantenersi stabile (oscillazioni massime di +/- 5kg) per almeno un anno al termine del calo ponderale.

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Perché dopo essermi operata per il tunnel carpale non ho riscontrato alcun miglioramento?

Le possiblità sono due. La prima è che l’intervento di apertura del canale carpale e di pulizia del nervo mediano dalle sue aderenze (in termini tecnici sindesmotomia e neurolisi) non sia stata eseguita correttamente. La seconda possibilità è che la compressione del nervo mediano e quindi la sofferenza ischemica dello stesso sia di vecchia data. In questi casi il nervo va incontro a processi degenerativi per cui non è più in grado di recuperare un’adeguata capacità di conduzione dell’impulso nervoso. Questa seconda eventualità ha un’incidenza dell’ 2-8% dei casi. Molto raramente l’intervento può essere addirittura peggiorativo nel caso in cui il nervo abbia accumulato danni tali per cui un recupero sia impossibile ma, anzi, si instaura un gonfiore post operatorio che aggrava ulteriormente i sintomi. Fortunatamente questa sfortunata eventualità ha un’incidenza inferiore all’1%.

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Quanto frequentemente recidivano le cisti sinoviali?

Le cisti sinoviali sono delle sacche di accumulo di liquido sinoviale che è normalmente presente all’interno delle articolazioni o nelle guaine che avvolgono i tendini. Per questo motivo le cisti sinoviali possono essere articolari o tendinee. Per distinguere le due forme è sufficiente eseguire un esame esterno della mano. L’asportazione chirurgica è la migliore possibilità di trattamento ma ha margini di successo diversi a seconda della natura della ciste. L’asportazione delle cisti tendinee, se eseguita con cura e senza provocare lacerazioni della capsula, ha un margine di successo prossimo al 100%. L’asportazione delle cisti articolari invece ha un tasso di recidiva del 15-20% poiché è tecnicamente impossibile rimuovere completamente la guaina sinoviale che origina da una articolazione sottostante. L’asportazione delle forme articolari è quindi sempre necessariamente parziale e pertanto a rischio di recidive.

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Ho una cicatrice da appendicectomia larga e infossata. E’ possibile eliminarla?

Non è possibile far scomparire completamente una cicatrice. Tuttavia le possibilità di miglioramento sono molteplici. In questo caso, la guarigione sotto tensione della ferita chirurgica ne ha provocato l’allargamento e lo svilupparsi di aderenze retraenti in profondità ha creato una fossetta. L’intervento migliore è l’asportazione chirurgica della brutta cicatrice, la lisi di tutte le aderenze in profondità e il confezionamento di una nuova sutura estetica senza punti esterni. Nel caso dovesse permanere un po’ di depressione la correzione può essere perfezionata con un lipofilling.

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Quando è possibile asportare una lesione cutanea anti estetica in ospedale?

Molte lesioni della pelle hanno un significato puramente estetico e non vengono considerate delle malattie. L’asportazione di lesioni cutanee in ospedale è normalmente compito di un reparto di chirurgia plastica, chirurgia generale o dermatologia. Le linnee guida delle aziende ospedaliere, stilate sulle direttive del Ministero della Sanità, consentono di trattare solo lesioni cutanee patologiche che costituiscono un pericolo per la vita o un fattore di peggioramento qualitativo della stessa. Stando così le cose, lesioni moto comuni come dermatofibromi, piccoli lipomi, angiomi puntiformi, xantelasmi, nevi benigni, etc.., non potrebbero essere asportate in regime ospedaliero convenzionato col SSN in quanto non costituiscono una patologia ma esclusivamente un inestetismo. Questo almeno in teoria. In pratica molto dipende dall’interpretazione e dal buon senso del singolo medico nonchè dalla “politica” e dalle possibilità del singolo reparto ospedaliero. Accade così che reparti con liste d’attesa corte possano, per così dire, chiudere un occhio e accogliere richieste di asportazione cutanee al limite (pur sottoponendosi al rischio di un provvedimento per ricovero improprio!). Altri reparti oberati da richieste di asportazione chirurgica di lesioni francamente patologiche (melanomi, sarcomi, cisti, etc…) possono, a buon diritto, rifiutare richieste improprie e indirizzare i pazienti a strutture private a pagamento.

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In che casi e come si può ridurre l’eccesso di pelle dopo aver curato chirurgicamente l’obesità?

L’obesità è una patologia ben definita curabile, in molti casi, con tecniche chirurgiche di dimagrimento. A prescindere dalla metodica adottata per indurre il calo di peso (bendaggio gastrico, palloncino esofageo, diversione bilio-pancreatica, gastric pacer, etc…). La flaccidità cutanea che può risultare dopo un dimagrimento di 30-40 kg (o anche più) può essere esteticamente più sgradevole o funzionalmente più invalidante dell’obesità stessa. Per questo motivo al termine del dimagramento si rende spesso necessaria una procedura di chirurgica plastica per ridurre l’ampiezza dei tegumenti (pelle e grasso) in notevole eccesso. Le tecniche utilizzate comprendono la più classica addominoplastica, il lifting di coscia, il lifting di braccia, la dermolipectomia sottomammaria e le torsoplastiche (addominoplastiche circonferenziali).

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E’ possibile aumentare il seno con il proprio grasso (lipofilling)?

L’aumento estetico del seno con tecnica del lipofilling è una procedura molto discussa e contestata per diversi motivi. In primo luogo per raggiungere un volume che consenta un aumento minimo di una taglia è necessario ottenere un impianto stabile di 150 cc di grasso almeno, per mammella. Poiché il grasso innestato attecchisce solo in minima parte (tra il 30-50%) per ottenere l’aumento minimo di una taglia sarebbe necessario prelevare almeno 600cc di grasso (per le due mammelle), la qual cosa non è sempre facile in pazienti magre. Inoltre tale procedura richiederebbe diversi interventi (3-5) poiché, considerata la ristretta area di innesto, oltre un certo volume di grasso iniettato la probabilità di attecchimento si riduce notevolmente. L’ultima e più importante ragione è che diversi recenti studi dimostrano che il grasso innestato può andare incontro a fenomeni di calcificazione che, in regione mammaria, possono indurre falsi positivi radiologici per neoplasie (ossia possono far credere erroneamente che ci sia una lesione tumorale in una mammella sana, durante una mammografia o un’ecografia mammaria). Se quindi il lipofilling trova una valida applicazione in ricostruzione mammaria post oncologica la sua applicazione in chirurgia estetica è molto discussa.

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Morbo di Dupuytren, quando è opportuno operare?

Il morbo di Dupuytren ha un decorso variabile ossia l’aggravarsi dei segni (cordoni rigidi sul palmo della mano) e dei sintomi (progressiva flessione delle dita interessate) procede con velocità diversa da paziente a paziente e spesso da mano a mano nello stesso paziente. In ogni caso l’andamento della malattia è cronico ossia si aggrava inesorabilmente e progressivamente. Non esistono al momento trattamenti conservativi medici veramente efficaci è l’unica possibilità di correzione è quella chirurgica. Per capire se è il momento o meno di intervenire è necessario stadiare la malattia il chè vuol dire assegnare a ogni singolo caso una sorta di “punteggio” di gravità. Per fare ciò è sufficiente fare un esame clinico accurato della mano malata. La stadiazione di Tubiana-Michon per il Morbo di Dupuytren va dal grado 0 al grado 4 in funzione della gravità della flessione delle dita. Una corretta indicazione di operabilità va dal grado 3 in poi. Per i casi più lievi, in linea di massima, è consigliabile aspettare.

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Dopo una liposuzione è possibile che il problema si ripresenti?

E’ molto difficile che dopo una liposcultura il difetto fisico si ripresenti con la stessa gravità della prima volta e il motivo è piuttosto semplice. Nel corpo umano esistono tre tipi di cellule. Le cellule labili sono soggette a cicli veloci di riproduzione e di morte e quindi il loro numero rimane abbastanza costante nel tempo grazie a questo continuo turnover che compensa le eventuali perdite. Un esempio di cellule labili sono quelle della mucosa intestinale o della pelle. Le cellule perenni invece non si riproducono mai è il loro numero, dal momento della nascita, è in costante calo. Ogni cellula perenne che muore non viene rimpiazzata. I neuroni sono le uniche cellule perenni. Il terzo tipo di cellule sono dette stabili ossia hanno un ritmo di replicazione bassissimo che solo sotto determinati stimoli ormonali e ambientali può incrementare. Gli adipociti (cioè le cellule del grasso) sono cellule stabili che si riproducono a ritmi lentissimi. Per questo motivo quando si ingrassa la popolazione di adipociti aumenta numericamente pochissimo ma le cellule semmai si ipertrofizzano ossia accumulano al loro interno trigliceridi cioè grassi semplici (in pratica le stesse cellule adipose “ingrassano” senza aumentare di numero).
Con la liposcultra le cellue adipose vengono aspirate e quindi fisicamente rimosse dal corpo. Le cellule rimanenti possono ancora ipertrofizzarsi ma fino ad un certo punto. Salvo gravissimi e repentini aumenti di peso il dimagrimento ottenuto con una liposuzione può essere considerato appunto stabile.

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Quante taglie è possibile perdere con una liposuzione?

Una risposta diplomatica è “alcune”. Ma attenzione! La liposuzione non è una tecnica per dimagrire. Negli ultimi 10-15 anni molte cose sono cambiate nel modo di considerare, proporre ed eseguire una liposuzione e ciò soprattutto grazie alle evoluzioni della tecnica classica adottate e descritte dal Dott. Marco Gasparotti. La tecnica tradizionale veniva infatti in passato considerata come un modo facile e veloce di perdere peso e quindi l’obbiettivo fino alla fine degli anni ’80 era proprio quella di aspirare quanto più grasso possibile. Questo tipo di approccio oltre che essere maggiormente rischioso (è dimostrato che grandi quantità di grasso aspirato aumentano esponenzialmente i rischi per la paziente) è anche meno efficace nel raggiungimento di risultati estetici soddisfacenti. Negli ultimi anni invece si è passati dal concetto di liposuzione, volumetrica e meramente quantitativa, a quello di liposcultura e liposcultura 3D, il cui obiettivo è invece rendere esteticamente più gradevole il profilo corporeo. Il principio di base è piuttosto semplice e si basa sulla considerazione che sono più belle esteticamente delle cosce e dei glutei più “tondetti” ma dal contorno molto regolare piuttosto che magre ma con irregolarità di profilo. Tralasciando i particolari di tecnica, basti pensare che attualmente il chirurgo interrompe la liposcultura quando è soddisfatto del profilo creato e non quando ha raggiunto un determinato volume di grasso aspirato. I risultati della liposcultura possono essere così estremamente soddisfacenti e assolutamente superiori a quelli ottenibili in passato con l’approccio tradizionale. Ciò premesso non è sempre facile (e non ha neanche senso!) stabilire a priori quante taglie si perderanno con l’intervento.

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Dopo quanto tempo dopo l’addominolastica è possibile riprendere i rapporti sessuale?

Dopo una semplice addominoplastica senza procedure sui muscoli retti addominali l’attività sessuale può essere ripresa, con cautela, dopo circa 15 giorni dall’intervento ossia dopo la rimozione dei punti. Nel caso in cui sia stata eseguita anche una plastica dei muscoli retti per una diastasi degli stessi è necessario osservare il riposo più assoluto fino alla guarigione stabile della sintesi muscolare ossia per 4 settimane dal giorno dell’intervento.

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E’ normale che dopo un intervento di addominoplastica si riduca la sensibilità della pancia?

La perdita di un po’ di sensibilità cutanea nella parte inferiore della pancia dopo una addominoplastica è sempre presente, sebbene di gravità variabile. La causa del problema è l’ampiezza dello scollamento cutaneo necessario per arrivare alla chiusura delle ferite dopo la resezione cutanea. Nel corso della manovra molte piccole ed invisibili terminazioni sensitive vengono necessariamente sezionate e questo porta ad una temporanea riduzione della sensibilità. In un periodo compreso tra 6-12 mesi buona parte della sensibilità persa viene recuperata sebbene non sia infrequente che un’area di anestesia permanga in stretta prossimità della cicatrice.

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